30 Apr

Il centenario di Asger Jorn tra Danimarca e Liguria

«Che cosa posso dire delle mie intenzioni pittoriche, quando inizio un quadro per raffigurare un bell’albero e finisco con un gatto bianco? Si pretende che io controlli tutto questo, ma non è possibile. È una battaglia perpetua fra il dipinto e me: lui corre avanti, non sempre riesco ad averne ragione e molte volte, all’ultimo, è lui che ha sempre ragione su di me».

Asger Jorn, giovane artista danese, arriva per la prima volta in Liguria nel 1937, ad Albissola, ospite di Lucio Fontana. A 23 anni, si permette il viaggio con quello che aveva guadagnato dalla decorazione del Padiglione dei Tempi nuovi all’Esposizione universale di Parigi, dove era stato chiamato da Le Corbusier.
Nel marzo 1954 torna in Italia, arriva a Milano in treno, invitato da Enrico Baj:  «Il vichingo arrivò il 28 marzo, a mezzogiorno, con armi e bagagli: zaino, tenda da campo e un violino». Ad Albissola Jorn si stabilisce per 14 anni, sperimentando il particolare clima artistico di quegli anni legato all’uso della ceramica nell’arte contemporanea, compra una casa in collina, la ristruttura e la trasforma nel suo atelier artistico. Nel 1970, tre anni prima di morire, decide di lasciarla in eredità, con circa 150 sue opere all’interno, al Comune di Albissola perché diventi un museo.
Il forte legame dell’artista con la Liguria giustifica quanto si svolgerà tra Albissola e Savona nei prossimi mesi, in occasione del centenario della nascita di Jorn (1914-2014). Tra le sedi di questa sorta di  “omaggio diffuso” ligure c’è la Fabbrica Ceramiche San Giorgio di Albissola, dove l’artista lavorò a fianco di Giovanni Poggi, e che Jorn stesso definì “la fabbrica dei sogni”, il luogo magico dove tutto prendeva forma e diventava realtà.

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18 Apr

Giorno dell’attesa: il Compianto sul Cristo morto

All’interno del triduo pasquale, il sabato santo è il giorno che da sempre mi ha attratto di più. Nella liturgia cristiana i giorni che lo precedono sono carichi di significati e culminano con il realizzarsi di quel “paradosso” che è la crocifissione di Cristo.
Il sabato santo è un giorno particolare, giorno profondamente e intrinsecamente umano, carico di tutti quei sentimenti che succedono alla morte.
Il vuoto, la tristezza, lo spaesamento, il dubbio.
Nella Liturgia delle Ore di oggi si dice:

“Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine”.

I Vangeli non raccontano nel dettaglio cosa avviene dopo che Gesù viene tolto dalla croce, prima di essere sepolto. Troviamo però moltissime rappresentazioni del cosiddetto “compianto sul Cristo morto” (Epitaphios Trinos), cioè del momento in cui le donne (Maria madre di Gesù e le altre Marie, insieme ai discepoli) tornano in contatto fisico con il corpo di Gesù martoriato, prima che questo fosse avvolto in bende e sepolto secondo la tradizione.

La rilettura di un saggio di Alessandro Tomei (Silvana Editoriale, 2003) sul Compianto sul Cristo morto di Giotto agli Scrovegni, opera che segna con tutta l’opera giottesca la rinascita della pittura in Occidente, mi ha dato lo spunto per cercare altre opere con questo tema. Mi ha colpito il fatto che questo tema sembra essere effettivamente “inaugurato” da Giotto nella tradizione pittorica italiana in Italia (considerando che lo stesso schema iconografico Giotto lo aveva usato già ad Assisi agli inizi della sua carriera, una decina di anni prima).
Tomei stesso però dice:

“La composizione è dominata dalla figura distesa del Cristo, attorniata dai dolenti, ognuno dei quali instaura un rapporto emozionale diverso con il proprio dolore per il sacrificio del Salvator mundi, e con la rappresentazione della morte stessa, incarnata dal corpo livido e rigido, non appoggiato sul terreno ma sorretto dai dolenti, secondo l’antica tradizione iconografica bizantina”.

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Giotto di Bondone, Compianto sul Cristo morto, affreschi della Cappella degli Scrovegni, Padova, 1303-05, particolare degli angeli.

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Giotto di Bondone, Compianto sul Cristo morto, affreschi della Cappella degli Scrovegni, Padova, 1303-05, particolare.

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Giotto di Bondone, Compianto sul Cristo morto, affreschi della Cappella degli Scrovegni, Padova, 1303-05.

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16 Apr

Ultima cena: del sigma e dei pesci

Se pensiamo alle raffigurazioni dell’Ultima cena, probabilmente una delle prime immagini che ci vengono in mente è la rappresentazione del cenacolo vinciano.

Leonardo da Vinci, Ultima cena, Milano, 1494-98.

Leonardo da Vinci, Ultima cena, Milano, 1494-98.

Questa impostazione per noi sicuramente classica (Gesù al centro, gli apostoli ai suoi lati, in subbuglio per la notizia del tradimento di uno di loro “In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà”, lo scambio degli sguardi), fatta propria da innumerevoli artisti, è però preceduta in senso cronologico da uno schema iconografico differente.
Il modello è di diretta derivazione romana ed è quello dei banchetti nella sala del triclinio. Continua a leggere

15 Apr

Lacrime di smalto a Senigallia

lacrime-di-smaltoIn attesa di vederla dal vivo…

Lacrime di smalto.
Plastiche maiolicate tra Marche e Romagna nell’età del Rinascimento

dal 12 aprile al 31 agosto 2014
Senigallia, Rocca Roveresca
aperta tutti i giorni dalle ore 8.30 alle ore 19.30 (ultimo ingresso ore 19.00)

Ingresso: 2 euro
Riduzioni: 1 euro tra i 18 e i 25 anni
Gratuito: under 18 ed over 65

Una produzione artistica unica: le plastiche maiolicate nelle Marche del Quattrocento.

La Rocca Roveresca di Senigallia ospita dal 12 aprile al 31 agosto un evento espositivo unico nel suo genere.

La mostra “Lacrime di smalto” può ritenersi infatti una delle mostre di rilevanza internazionale più importanti dedicati alla maiolica italiana del Quattrocento. Per la rarità delle opere esposte e per la difficoltà di reperimento delle stesse, in gran parte in musei stranieri e collezioni private, la mostra “Lacrime di smalto” rappresenta la prima grande esposizione dedicata ad una singolare tipologia di maioliche realizzate ad alto rilievo o a tutto tondo da un anonimo artista e dalla sua bottega sul finire del Quattrocento.