16 Apr

Ultima cena: del sigma e dei pesci

Se pensiamo alle raffigurazioni dell’Ultima cena, probabilmente una delle prime immagini che ci vengono in mente è la rappresentazione del cenacolo vinciano.

Leonardo da Vinci, Ultima cena, Milano, 1494-98.

Leonardo da Vinci, Ultima cena, Milano, 1494-98.

Questa impostazione per noi sicuramente classica (Gesù al centro, gli apostoli ai suoi lati, in subbuglio per la notizia del tradimento di uno di loro “In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà”, lo scambio degli sguardi), fatta propria da innumerevoli artisti, è però preceduta in senso cronologico da uno schema iconografico differente.
Il modello è di diretta derivazione romana ed è quello dei banchetti nella sala del triclinio.
triclinio

Si parla di composizione “a sigma”, a ferro di cavallo, e ne spiega diffusamente e con molti esempi la tipologia Michele Colabella qui.

Colabella riporta tra gli altri il caso del mosaico pavimentale di una casa romana del terzo secolo d. C. di Sepphoris, nei pressi di Nazareth, che è un esempio calzante dell’antecedente su cui si innestano le rappresentazioni di epoca paleocristiana.

sepphoris

Nella basilica di Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna, nell’abbazia di Sant’Angelo in Formis a Capua,  per prendere solo due esempi, l’Ultima Cena segue in maniera evidente lo stesso tipo di rappresentazione.

ultima_cena

Ultima cena, particolare della decorazione musiva parietale, S. Apollinare Nuovo, Ravenna, V-VI sec.

capua_ultima_cena

Ultima Cena, particolare del ciclo di affreschi, Abbazia di Sant’Angelo in Formis – Capua, XI sec.

La descrizione della decorazione parietale ravennate fornita dalla banca dati del CIDM, è molto dettagliata:

Sul tavolo giacciono due grossi pesci disposti su un grande piatto, con le teste rivolte verso Cristo, e sette piccoli pani dorati ed appuntiti. Il Salvatore non è al centro della composizione, ma posto al lato sinistro della tavola, in primo piano, con i piedi oltre il limite del triclinio, il braccio sinistro appoggiato e la destra alzata in gesto benedicente. Gli Apostoli, uno accanto all’altro in forma di semicerchio compatto, sono tutti vestiti di bianco; l’ultimo della fila, Giuda, si trova esattamente dalla parte opposta rispetto a Cristo, è l’unico ad essere di profilo e, con un piede, supera il bordo destro del pannello. Giuseppe Bovini mette in evidenza il carattere drammatico della composizione, dato dall’espressione degli occhi di tutti i personaggi e dalla differenza della direzione degli sguardi: Cristo guarda dinanzi a sé, Giuda guarda intensamente il Salvatore mentre è fissato dai sette Apostoli che gli sono più vicini, tra i quali si riconosce Andrea. Gli sguardi dei restanti quattro Apostoli sono rivolti verso il volto di Cristo e sono pieni di dolore (BOVINI 1957, Catalogo della Mostra dei mosaici, pp. 68-69). Lo stesso Bovini, riprendendo E.K. Redin, afferma che la composizione di questa scena richiama da vicino quella con il medesimo soggetto, rappresentata sul Codex Purpureus, evangeliario greco del 6. sec., conservato nella Cattedrale di Rossano Calabro.

La cosa interessante da notare è che Gesù e Giuda sono seduti alle estremità della tavola, poiché nell’uso romano quelli erano i posti riservati ai commensali più importanti. In particolare Gesù occupa il posto all’estrema sinistra. E lo scambio di sguardi tra i commensali è il modo implicito (per noi adesso) di dire quale è l’oggetto della conversazione “Uno di voi mi tradirà”.

La presenza al centro della tavola del pesce,  specie nelle rappresentazioni più antiche (ma persistenti dove più forte è l’influenza bizantina), è ben spiegata da Colabella, anche se negli affeschi di Capua è già stato sostituito dalla carne (riferimento all’Agnello?):

In alcune delle opere più antiche, assieme al pane compaiono i pesci, invece dei rituali calici di vino, poiché anche il pesce era considerato un mezzo di nutrimento spirituale e simbolo del banchetto eucaristico (cfr. Luca 24, 41-43). Si deve inoltre osservare che il pesce viene utilizzato come simbolo di Cristo, perché deriva dal termine greco icts, ”pesce”, considerato come l’acrostico delle parole Iess Crists The Uis Sotr, cioè Gesù Cristo figlio di Dio e Salvatore. La popolarità di questo motivo era accresciuta dal fatto che rimandava agli episodi della pesca miracolosa e della moltiplicazione dei pani e dei pesci.

Karanlik Kilise,Cappadocia, Ultima Cena

L’ultima cena, affresco del XII secolo, Karanlik Kilise, Göreme, Cappadocia, Turchia.

Il senso di circolarità della composizione si ritrova anche in opere moderne, ma la figura di Gesù occupa sempre e comunque (mi sembra di poter dire) la posizione centrale e si perde l’uso della simbologia del pesce in favore dell’ostia e dei calici di vino, talvolta con la presenza di stoviglie preziose, e dell’inserimento nella composizione di elementi vari (animali, servitori, ecc.).

Ultima cena, affresco di Giotto di Bondone, Cappella degli Scrovegni, Padova, 1303-1305.

Ultima cena, affresco di Cosimo Rosselli, Cappella Sistina vaticana, 1481-82.

Ultima cena, affresco di Cosimo Rosselli, Cappella Sistina vaticana, 1481-82.

Ultima cena, Dieric the Elder Bouts, olio su tavola, Sint-Pieterskerk, Leuven, 1464-67.

Ultima cena, Dieric the Elder Bouts, olio su tavola, Sint-Pieterskerk, Leuven, 1464-67.

(Fonti immagini: wikipedia, ove non diversamente specificato)

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