18 Apr

Giorno dell’attesa: il Compianto sul Cristo morto

All’interno del triduo pasquale, il sabato santo è il giorno che da sempre mi ha attratto di più. Nella liturgia cristiana i giorni che lo precedono sono carichi di significati e culminano con il realizzarsi di quel “paradosso” che è la crocifissione di Cristo.
Il sabato santo è un giorno particolare, giorno profondamente e intrinsecamente umano, carico di tutti quei sentimenti che succedono alla morte.
Il vuoto, la tristezza, lo spaesamento, il dubbio.
Nella Liturgia delle Ore di oggi si dice:

“Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine”.

I Vangeli non raccontano nel dettaglio cosa avviene dopo che Gesù viene tolto dalla croce, prima di essere sepolto. Troviamo però moltissime rappresentazioni del cosiddetto “compianto sul Cristo morto” (Epitaphios Trinos), cioè del momento in cui le donne (Maria madre di Gesù e le altre Marie, insieme ai discepoli) tornano in contatto fisico con il corpo di Gesù martoriato, prima che questo fosse avvolto in bende e sepolto secondo la tradizione.

La rilettura di un saggio di Alessandro Tomei (Silvana Editoriale, 2003) sul Compianto sul Cristo morto di Giotto agli Scrovegni, opera che segna con tutta l’opera giottesca la rinascita della pittura in Occidente, mi ha dato lo spunto per cercare altre opere con questo tema. Mi ha colpito il fatto che questo tema sembra essere effettivamente “inaugurato” da Giotto nella tradizione pittorica italiana in Italia (considerando che lo stesso schema iconografico Giotto lo aveva usato già ad Assisi agli inizi della sua carriera, una decina di anni prima).
Tomei stesso però dice:

“La composizione è dominata dalla figura distesa del Cristo, attorniata dai dolenti, ognuno dei quali instaura un rapporto emozionale diverso con il proprio dolore per il sacrificio del Salvator mundi, e con la rappresentazione della morte stessa, incarnata dal corpo livido e rigido, non appoggiato sul terreno ma sorretto dai dolenti, secondo l’antica tradizione iconografica bizantina”.

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Giotto di Bondone, Compianto sul Cristo morto, affreschi della Cappella degli Scrovegni, Padova, 1303-05, particolare degli angeli.

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Giotto di Bondone, Compianto sul Cristo morto, affreschi della Cappella degli Scrovegni, Padova, 1303-05, particolare.

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Giotto di Bondone, Compianto sul Cristo morto, affreschi della Cappella degli Scrovegni, Padova, 1303-05.

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Giotto di Bondone, Compianto sul Cristo morto, affreschi della Basilica Superiore, Assisi, 1290 ca.

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Giotto di Bondone, Compianto sul Cristo morto, affreschi della Basilica Superiore, Assisi, 1290 ca, particolare.

Ho cercato allora di trovare qualcuna di queste “fonti” iconografiche di tradizione bizantina a cui probabilmente si può fare riferimento.
E’ di circa cento anni precedente a Giotto il ciclo di affreschi del monastero di Sveti Pantelejmon in Macedonia, in cui si riconosce un modello iconografico molto simile a quello giottesco (si vedano anche gli angeli dolenti), così come altri esempi che ho inserito qui di seguito, di varie epoche coeve o successive.
Non ho gli strumenti per poter analizzare questo tema in maniera puntuale ed esaustiva.  Mi hanno colpito però due aspetti: il primo è quella sorta di intreccio tra i volti di Gesù e di Maria:  le aureole sono così vicine che in molti casi si fondono, quasi a significare una partecipazione totale, il dolore della madre per la morte del figlio.
Mi sembra che questo aspetto, che trovo profondamente poetico, si perderà progressivamente nella maggior parte delle rappresentazioni successive di questa scena.
Dice Chiara Lubich in riferimento al sabato santo (Mollens, 27/03/2002):
“Ripensare a Maria: al suo immenso dolore per aver partecipato così intimamente alla morte del Figlio, ma anche alla sua speranza nella risurrezione in Lei più viva che mai.
E’ Maria l’icona del mistero cristiano dove la croce e risurrezione sono una sola cosa”.

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Il secondo riguarda la presenza o meno di di una lastra su cui il corpo di Gesù è posto. In Giotto e negli affreschi di San Pantaleone, come dice Tomei il Cristo è sorretto dai dolenti, non tocca il terreno e c’è una sorta di abbraccio per cui il corpo della Madonna sembra “cullare” e “inglobare” il figlio morto.
Nelle altre rappresentazioni è presente invece una pietra, che non è ancora la tomba sepolcrale vera e propria. Qui mi sembra interessante un collegamento con quella pietra dell’unzione, presente nel santuario del Santo Sepolcro in Terra Santa, nella cappella detta della “Pietra dell’unzione”, di cui si possono vedere alcune foto, particolarmente venerata dagli Ortodossi.

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Pietra dell’Unzione, Basilica del Santo Sepolcro, Terra Santa.

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Affreschi del monastero di Sveti Pantelejmon (San Pantaleone), Nerezi, Skopje, 1164 ca.

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Affresco del monastero della Trasfigurazione Cattedrale Mirozhsky, Pskov, Russia, 1156 ca.

Altre immagini di questo ciclo di affreschi

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Compianto sul Cristo morto, icona, Sinai.

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Compianto sul Cristo morto, Monastero di Dionysiou, Monte Athos, XV sec.

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Compianto sul Cristo morto, affreschi del Monastero di Gracanica (patrimonio dell’umanità Unesco), Pristina, Kosovo, XIV sec.

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Compianto sul Cristo morto, affreschi bizantini della Chiesa Panagia Asinou (patrimonio dell’umanità Unesco), Troodos, Cipro, XII-XVII sec.

Dove non diversamente specificato, le immagini sono tratte da wikipedia.

Update:
Ho tralasciato di indicare il caso in Italia del Compianto proveniente dall’Abbazia di San Martino alle Scale, oggi alla Galleria regionale di Palazzo Abatellis a Palermo, però su tavola, databile XII-XIII secolo.

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